venerdì 28 marzo 2014

Domande, dubbi, riflessioni su ciò che crediamo di sapere..

Chi comanda in Italia?
Non comanda il Parlamento che non legifera più e che come unico compito approva i decreti legge ripieni di nulla del Governo di capitan Findus Letta. Non comanda quest'ultimo che non riesce neppure a decidere quando e come fare pagare l'IMU o se aumentare di un punto l'IVA. Allora è il popolo che comanda? Gli elettori? Neppure per sogno.
E allora chi?

Ha senso parlare di crescita economica e rilancio economico dei paesi dell'Unione Europea se non verrà abolito il trattato europeo del Fiscal Compact?


I sette punti del M5S per l'Europa sono sul volantino al link:
https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/materiali-bg/7punti.pdf

Sapete già i nomi dei 173 politici colpevoli di aver firmato la ratifica di MES-Meccanismo Europeo di Stabilità, Fiscal Compact e Pareggio di Bilancio senza chiedere conto agli italiani (vedi: www.beppegrillo.it).
Questi 173 politici colpevoli hanno decretato la fine del nostro Paese. Sarà la Storia a giudicarli, e state tranquilli lo farà di certo, a partire dal voto alle prossime elezioni europee di Maggio 2014.
MES e Fiscal Compact sono due trattati che impegnano il nostro Paese a trovare centinaia di miliardi (centinaia!) nei prossimi anni, per il fondo Salva-Stati e il rientro del debito. Nessuno dei due era "obbligatorio" per restare in Europa, come ci hanno fatto credere, così come il Pareggio di Bilancio. 
Sono favori resi all'Europa delle banche, che metteranno in ginocchio l'Italia: quello che abbiamo visto finora è nulla, rispetto a ciò che dovremo ancora sacrificare. Scuola, sanità, welfare, pensioni, stipendi, salari, imprese, investimenti, tutto bruciato sull'altare del crudele Dio dell'austerità.

Saremo dentro il parlamento dell'Europa:

Per portare fuori e informare i Cittadini italiani dove e a chi vanno in tasca i tanti miliardi di finanziamenti europei all'Italia: nomi e cognomi di persone enti e fondazioni.

Per portare dentro e assicurare un accesso guidato e trasparente ai fondi europei (che poi sono il nostro contributo come Membri fondatori dell'Europa che non riusciamo a riprenderci) a sostegno di azioni e progetti eticamente e imprenditorialmente sostenibili.

Il famigerato MES
Il trattato prevedeva il pagamento del capitale in 5 rate annuali ma l'eurogruppo nella riunione del 30 marzo 2012 ha deciso che il pagamento sarà accelerato per essere completato entro la metà del 2014.

Stato membro del MES - Percentuale di contributo - Numero di azioni Sottoscrizione di capitale (€) - PIL nominale 2010 (milioni di dollari)

Germania 27,1464% 1.900.248 190.024.800.000 3.315.643
Francia 20,3859% 1.427.013 142.701.300.000 2.582.527
Italia 17,9137% 1.253.959 125.395.900.000 2.055.114
Spagna 11,9037% 833.259 83.325.900.000 1.409.946
Paesi Bassi 5,717% 400.190 40.019.000.000 783.293
Belgio 3,4771% 243.397 24.339.700.000 465.676
Grecia 2,8167% 197.169 19.716.900.000 305.415
Austria 2,7834% 194.838 19.483.800.000 376.841
Portogallo 2,5092% 175.644 17.564.400.000 229.336
Finlandia 1,7974% 125.818 12.581.800.000 239.232
Irlanda 1,5922% 111.454 11.145.400.000 204.261
Slovacchia 0,824% 57.680 5.768.000.000 86.262
Slovenia 0,4276% 29.932 2.993.200.000 46.442
Lussemburgo 0,2504% 17.528 1.752.800.000 52.433
Cipro 0,1962% 13.734 1.373.400.000 22.752
Estonia 0,186% 13.020 1.302.000.000 19.220
Malta 0,0731% 5.117 511.700.000 7.801
Totale 100.0 7.000.000 700.000.000.000 12.202.194

Il Parlamento Italiano ha approvato l'adesione al MES con le seguenti votazioni:
  •  12 Luglio 2012, approvazione del Senato della Repubblica con 
  1. 191 SI, 
  2. 15 astenuti, 21 NO;


  • - 19 Luglio 2012, approvazione della Camera dei Deputati con 
  1. 325 SI (168 PD, 
  2. 83 PDL, 30 UDC, 
  3. 14 FLI, 11 Responsabili, 
  4. 19 Gruppo Misto), 
  5. 36 astenuti (20 PDL, 13 IDV, 3 Gruppo Misto) e 
  6. 53 NO (51 Lega Nord, 2 PDL);


  • - 23 Luglio 2012, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma la Legge.


Fiscal Compact: ecco il cappio al collo delle due regole

Abbattimento del debito: il rapporto tra deficit (debito pubblico) e PIL di ogni Stato membro deve essere portato a livelli sostenibili. Si ritiene che il rapporto deficit/PIL debba essere pari al 60% o meno. Gli stati membri si impegnano a raggiungere questo obiettivo in venti anni, riducendo dunque di un 5% annuo il proprio indebitamento. Il periodo di attuazione è dunque lungo, ma per un paese come l'Italia questo significa comunque un impegno particolarmente oneroso. 

Attualmente infatti il rapporto deficit/PIL dell'Italia è al 127%, uno dei più alti d'Europa. Le manovre di austerità dell'ultimo periodo hanno inoltre ulteriormente aggravato la situazione a causa del crollo del PIL che ne è conseguito. Per l'Italia dunque si tratterebbe di trovare qualcosa come 40-50 miliardi di euro l'anno per i prossimi venti anni a patto, s'intende, che non vengano contratti ulteriori debiti. Lo stesso ministro uscente Vittorio Grilli ha recentemente dichiarato come, in virtù del recente decreto sul pagamento dei debito contratti da privati e imprese con la pubblica amministrazione (40 miliardi in due anni) il rapporto deficit/PIL salirà al 130%. La coperta insomma è cortissima.

Pareggio di bilancio: a complicare ulteriormente la situazione sarà in vincolo richiesto dall'articolo 3 del Trattato di inserire nella Costituzione di ogni Stato membro l'impegno a mantenere il pareggio di bilancio. A parole sembrerebbe un fatto positivo e virtuoso, ma gli effetti concreti potrebbero essere molto negativi. Pareggio di bilancio, ovvero parità tra entrate e uscite di uno Stato, significa che ad ogni investimento fatto (per costruire scuole, ospedali, strade, ferrovie ecc...) deve corrispondere almeno un pari importo in entrata (tasse).
L'Italia ha già provveduto, con la Legge Costituzionale n.1 del 20 aprile 2012 che ha modificato gli articoli 81, 117 e 119 della Costituzione, a ratificare anche questa parte fondamentale del Trattato. La Legge è stata approvata con il voto favorevole di PDL, PD e UDC e il voto contrario di IDV e Lega Nord.
Pesanti critiche a tale scelta sono giunte da molti importanti economisti internazionali, in particolare dai neokeynesiani. Il premio Nobel per l'Economia 2008 Paul Krugman, in particolare, ha affermato che inserire in Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio potrebbe portare alla vera e propria dissoluzione dello stato sociale.

In conclusione - Gli impegni europei dell'Italia nei prossimi anni sono: versare contributi al MES (125 miliardi in 5 anni), ripagare il debito (40-50 miliardi l'anno) e al tempo stesso mantenere il pareggio di bilancio, oltre a rispettare anche altri parametri.

Ma se non verrà abolito questo trattato europeo del Fiscal Compact, ha senso parlare di crescita economica e rilancio economico dei paesi dell'Unione Europea? E soprattutto per noi italiani? 

Allora informiamoci sempre bene e votiamo più consapevoli su cosa cambiare anche in Europa col M5S!

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